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Le Origini
Vittoria, 60 mila abitanti circa, sorge a 168 metri sul
livello del mare. Compreso fra il 37° parallelo di
latitudine e il 14,5° di longitudine, il suo territorio ha
una superficie di 181 chilometri quadrati.
Il punto più alto è Monte Calvo, a circa 250 metri di
altezza. A est della Città scorre il fiume Ippari che ha
le sue origini in tre sorgenti: in contrada Boscorotondo
nei pressi di Vittoria, nella fonte Diana nel cuore di
Comiso e in contrada Cifali.
La centralità del lavoro è la chiave di volta di un
sistema di vita sociale che fa di Vittoria, un centro vivo
che sperimenta, produce, inventa. Fondata il 24 aprile del
1607 dalla contessa Vittoria Colonna Enriquez, la città
presenta una struttura urbanistica a scacchiera e i suoi
plazzi di stile Eclettico e Liberty sono il biglietto da
visita di un popolo che ha puntato il suo sviluppo
sull'agricoltura .
La Città sorge agli albori del 1600 ultima fra gli
insediamenti dell'antica Contea di Modica.
La città nasce nell'ambito di un grande processo di
colonizzazione di nuove terre e fondazione di oltre cento
nuovi borghi portato avanti dalla nobiltà dell'Isola dal
1500 al 1700 ma in particolare fu un intelligente
investimento a lungo termine proposto da alcuni
amministratori della Contea alla feudataria, la contessa
Vittoria Colonna, tutrice del figlio conte di Modica
Giovanni Alfonso Enriquez Cabrera.
Il nuovo agglomerato, che si affaccia sulla splendida
valle dell'Ippari, si sviluppa al limitare di un'area
abitata da millenni.
Tracce di insediamenti preistorici, dell'età del bronzo,
del passaggio di greci, romani e bizantini si trovano
sotto e nei pressi del cosiddetto Castello, mentre lungo
la costa, alla foce dell'Ippari e attorno all'antica
palude, nel VI secolo a. C. sorse la città greca di
Camarina, subcolonia della dorica Siracusa.
Proprio nei pressi della grande necropoli settentrionale
di camarina si estende l'attuale frazione di Scoglitti in
cui alcuni storici riconoscono la "Plaga Mesopotanium".
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1600
Lo sviluppo demografico ed economico di Vittoria è
prodigioso fin dall'inizio.
Per tutto il 600 l'abitato si allargò a macchia d'olio
conquistando le campagne circostanti.
Grano, allevamento di ovo-caprini e suini, lino, canapa,
olio, carrubi, agrumi, zucchero e soprattutto il vigneto.
Il corpo sociale è costituito da centinaia di piccoli
coltivatori enfiteuti provenienti dagli altri paesi della
Contea, dal resto dell'Isola e da Malta.
Dallo spoglio dei "riveli" ( i censimenti del XVII secolo,
si evince che la Città nacque soprattutto per produrre
vino che veniva in gran parte esportato nelle altre città
della Contea e, grazie al porto di Scoglitti, anche a
Malta che in cambio fornisce tessuti, passamanerie e
numerosi nuovi abitanti.
Il potere è in mano ad alcuni grossi proprietari che
ricoprono le cariche pubbliche ma la massa è costituita
sempre dai piccoli assegnatari.
Pochi sono i commercianti e gli artigiani, mentre la
proprietà ecclesiastica è ampia e controlla larga parte
del commercio.
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1700
Il terremoto del 1693 che distrusse l'intera Sicilia
sud-orientale, a Vittoria provocò pochi danni alle case e
alle persone ma restarono rovinati la Chiesa Madre e due
conventi.
Pur non essendo crollata del tutto, si decise lo stesso di
ricostruire la basilica proprio nell'area adibita a zona
commerciale. Tale spostamento verso l'interno contribuì a
fissare definitivamente l'asse economico della città
attorno all'attuale Piazza del Popolo che divenne il nuovo
cardine commerciale e il passaggio obbligato per Comiso,
terranova e Scoglitti.
Il rivelo del 1714 conferma un grande sviluppo urbanistico
ed economico di Vittoria che si ingrandisce in tutte le
direzioni con nuovi quartieri abbellendosi di nuovi
palazzi.
Si forma una nuova classe di grandi proprietari composta
da ex massari e bottegai che si sono arricchiti e
imborghesiti e che governano la città sotto la ferrea
guida degli arcipreti della famiglia Ricca che reggeranno
in pratica la città per circa settanta anni.
A fine settecento, Vittoria, ormai arrivata alal soglia
dei diecimila abitanti, è notissima per le sue
esportazioni di vino in Sicilia e a Malta.
1800
Nella parte finale dell'epoca borbonica continua la
conquista del territorio con l'ampliamento delle colture a
vigneto e si mette mano alla costruzione dell'asse viario
per Comiso, si ammoderna la rotabile per Scoglitti, si
bonificano stagni e paludi alle periferie mentre si
abbellisce il centro storico attorno alla piazza
principale.
I primi dell'800 vedono anche a Vittoria l'affermazione
cosciente della borghesia agraria che comincia ad
abbandonare del tutto le altre colture per dedicarsi al
vigneto.
Le nuove esigenze di numerose famiglie di proprietari
terrieri che nello sviluppo del vigneto riconoscono grandi
possibilità di crescita e di sviluppo e vogliono quindi un
mercato libero, si scontrano con la politica antiliberista
e coloniale dei Borboni e anche nella nostra Città matura
un sentimento di ostilità e un desiderio di indipendenza
da Napoli che animerà i moti del 48.
Questa breve esperienza di autogoverno darà alla piccola
nobiltà e alla borghesia cittadine la coscienza del
proprio ruolo alla guida della città.
Successivamente allo sbarco di Garibaldi in Sicilia e alla
unificazione del Regno d'Italia, però, nobiltà e borghesia
si spaccano in due creando una destra conservatrice
guidata dalle grandi famiglie di proprietari terrieri e la
sinistra capeggiata da Rosario Cancellieri nei cui ideali
di progresso moderato si riconoscono i piccoli proprietari
terrieri, gli artigiani, i commercianti, i professionisti
dell'indotto del vigneto.
Nelle dure lotte tra destra e sinistra, la Città crescerà
enormemente, confermandosi una delle zone più vinifere del
Paese.
Con la crescita dell'economia vinicola e l'indotto da
Palermo giungono gli industriali della distillazione:
prima i Florio poi Ingham e Withaker e muta anche il volto
della città che si arrichisce di eleganti edifici e di
nuove strutture quali il Teatro e, nei primi del XX
secolo, ospiterà la grande stagione del Liberty nelle vie
principali e nelle campagne.
L'amministrazione Cancellieri assicura una illuminata
modernizzazione, nascono nuovi servizi a Vittoria e a
Scoglitti dove si avverte sempre più l'esigenza di un
porto vero e proprio.
Viene anche realizzata la ferrovia Siracusa - Licata negli
anni a ridosso del 900 quando ormai il "miracolo
vittoriese" è stato travolto dalla fillossera.
La fillossera scompaginò e poi distrusse il blocco
progressista e la famiglia Iacono-Rizza e altri notabili
reggeranno le sorti della città dal 1883 all'avvento del
Fascismo.
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1900
Il ventennio fascista vide a Vittoria l'azione clandestina
di anarchici, socialisti e di numerosi comunisti che
riuscirono a tenere viva l'opposizione al regime.
Secondo le testimonianze dell'epoca, la Città sembra
chiusa in se stessa e nelle sue campagne e culturalmente
esprime poco, le scuole sono poche e per pochi e la svoltà
avverrà nel 1943 dopo lo sbarco delle truppe alleate e il
ritorno alla libertà.
Con le prime elezioni, il primo partito della Città
diventa il PCI in cui affluiscono i voti della massa di
braccianti, reduci, artigiani, piccoli commercianti,
mentre i piccoli e medi proprietari terrieri si
riconsocono nella DC e i grossi proprietari nel PLI e
nella destra in genere.
Negli anni cinquanta, nelle battaglie per lo sviluppo
economico, la conquista della terra e dell'assistenza
sanitaria, si consolida la nuova classe dirigente della
Città.
Furono anni di grandi scontri sociali e le
contrapposizioni della guerra fredda si fecero sentire
anche a Vittoria.
Scontri di piazza, scioperi si fusero con lotte per
l'emancipazione e lo sviluppo sociale ed economico della
Città, guidata dalla sinistra.
La crisi del vino in quegli anni provocò una massiccia
disoccupazione eemigrazione ma già alla fine degli anni 50
l'orticoltura a campo aperto è una nuova realtà soggetta
però ai capricci delle stagioni.
Alla fine degli anni cinquanta, alcuni uomini tra cui
Pietro Gentile, i fratelli Bennice e Giovanni Di Stefano,
inventarono la serricoltura, una vera e propria
rivoluzione che apriì una grande fase di sviluppo e portò
alla creazione della prima grande cooperativa agricola
nella storia della città "La Rinascita".
La politica seguì con interesse le nuove sperimentazioni,
sostenendole in seno al Parlamento Regionale con l'azione
del deputato Rosario Iacono e al Parlamento Nazionale con
Filippo Traina divenuto senatore nel 1963.
Gli anni settanta e ottanta videro un profondo ricambio
generazionale soprattutto nel PCI con l'avvento di una
spiccata personalità quale quella di Francesco Aiello,
attuale sindaco della Città.
Il nuovo modo di coltivare ha offerto a numerose famiglie
la possibilità di vivere su estensioni di terra anche non
molto grandi.
Le produzioni orticole, i fiori e le piante, l'agrumeto e
il vigneto, e l'oliveto in ripresa dopo una lunga crisi,
sono il presente e probabilmente saranno il futuro di
Vittoria ancora per lunghi anni...
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