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Festa di San Giovanni a Gennaio.
Si celebra l'11 a ricordo del terribile terremoto che nel 1693 distrusse la Sicilia sud-orientale.
Le prime scosse furono avvertite la sera del venerdi 9 gennaio e causarono gravissimi danni e centinaia di morti.
La seconda la più spaventosa si verificò la domenica dell'11 alle 21 quando le chiese erano piene di fedeli i morti furono complessivamente 60.000.
Vittoria registrò pochissimi morti ma furono gravemente danneggiate la Chiesa Madre e due conventi, quello delle Grazie e quello di San Francesco di Paola.
In quell'occasione la città attribuì a San Giovanni il merito di averla salvata dal terremoto e lo elesse a suo patrono.
Vi sono due leggende a tal proposito.
La prima narra che la statua di San Giovanni fu trovata decapitata dipo il sisma e questo fu interpretato come un sacrificio di sostituzione tra il "Santo, la sua chiesa e la città che grazie al suo intervento fu risparmiata.
Un'altra leggenda afferma invece che per sapere quale santo ringraziare i nomi furono messi in un'urna e sorteggiati e per tre volte di seguito sarebbe venuto fuori il nome di San Giovanni.
In verità esiste una precisa disposizione delle autorità spagnole dell'epoca che nell'approssimarsi del primo anniversario del sisma stabilì che ciascuna città rendesse onore al suo santo protettore.


Il Carnevale
Pur non esistendo una antica tradizione carnascialesca a Vittoria esso doveva essere molto sentito visto che già nel 1657 la Congregazione del SS. Crocifisso era obbligata durante i tre ultimi giorni di Carnevale ad esporre nella nel suo oratorio all'interno della Chiesa Madre il SS. Sacramento per controbattere la vanità e i pericoli delle offese a Dio segno che anche a Vittoria il carnevale si celebrava forse con qualche esagerazione.
Dal 1764 alla celebrazione del Carnevale si aggiunse quella del mercoledì delle ceneri che portava, fino a qualche decennio fa, i Vittoriesi a festeggiare con una scampagnata il primo giorno di quaresima.
L'origine di questa usanza unica e sconosciuta agli altri comuni è da riferire alla lunga controversia territoriale con la città di Chiaramente per il possesso di alcune contrade, controversia che si concluse proprio il mercoledì delle ceneri del 1764 e l'arciprete dell'epoca, Errico Ricca stabilì che quel giorno fosse da ricordare con cerimonie in chiesa a cui i Vittoriesi aggiunsero anche la scampagnata.
Oggi il carnevale è celebrato con una sfilata di carri e maschere per le vie della città a cui partecipano le scuole della città.


La Festa di San Giuseppe
Della Festa rimane presso qualche famiglia l'uso di fare un dolce tipico "pagnuccata" un impasto di farina e vino tagliato a dadini fritti nell'olio bollente e uniti con miele e zucchero colorato. A Scoglitti la scuola media organizza la cosiddetta "cena" con la preparazione di una tavola imbandita.

Il Venerdì Santo
Questa tradizione è tutta vittoriese ed esiste praticamente dalla fondazione. Dal 1657 la Congregazione del SS.mo Crocifisso ebbe il compito di fare una processione solenne il Venerdì santo dalla Chiesa madre al Calvario e ritorno.
La processione a partire dal 1669 fu arricchita da una recita incentrata sul dramma della passione in versi dialettali recitati da popolani.
Nel 1834 la Congregazione fece costruire un'urna in legno per trasportare il Cristo morto e deposto dalla croce e nel 1858 la sacra rappresentazione fu incentrata sul dramma scritto dal marchese Alfonso Ricca, ancora oggi in uso.
I Parti rappresentano la tradizione più sentita e amata dai vittoriesi, unica nel panorama della provincia in cui si preferisce festeggiare la domenica di Pasqua.
Una tradizione, quella vittoriese, che deriva forse dalla religiosità spagnolesca del Seicento, tutta mirante al sangue e al dramma della morte più che alla resurrezione.

Il Venerdì Santo a Vittoria

San Giovanni
La festa del patrono si festeggiava anticamente il 24 giugno ma ai primi del XX secolo fu spostata alla prima domenica di luglio per consentire a mezzadri e a contadini di prendervi parte, non appena finita la raccolta del grano e delle fave.
La festa comprendeva una fiera di panni che si sviluppò nel XX secolo e segnava l'inizio della stagione estiva. Anticamente, in onore del santo Patrono si correva anche un palio lungo l'attuale via dei Mille.

La Madonna di Cammarana e la leggenda di Re Cucco
La festa della Madonna di Cammarana è una tradizione anteriore alla fondazione di Vittoria.
Di essa c'è traccia dal 1554 ma risale probabilmente al XIV secolo quando fu riportato in vita il caricatore di Cammarana con la costruzione di una torre di guardia i cui ruderi precipitati in mare nel 1915 erano conosciuti come "u papallossu" di Cammarana.
Nel cinquecento vi è testimoniata una fiera e una grande partecipazione popolare perfino da Malta.
La chiesetta costruita a ridosso dei ruderi del tempio di Atena conteneva un grande quadro raffigurante la morte della Vergine.
Prima della distruzione della chiesa, forse per un incendio nel 1834 la festa era arricchita di un palio.
A Cammarana confluiscono due nuclei storici che hanno generato una serie di leggende.
Il primo filone è quello religioso testimoniato da leggende su guarigioni miracolose attribuibili alla Madonna Assunta, il secondo è quello relativo alle leggende di "travatura" cioè favole di tesori nascosti custoditi dal leggendario Re Cucco in una caverna sotto il promontorio.
Tale leggenda è stata generata dal ritrovamento di monete dell'antica Camarina recanti la civetta ("cuccu" in dialetto), animale sacro ad Atena divinità principale di Camarina.

FONTE © COMUNE DI VITTORIA TUTI I DIRITTI RISERVATI

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